Verrà attivata al «Fazzi» la medicina di genere. Terapie differenti per uomini e donne. Prende piede anche a Lecce la medicina personalizzata e di precisione.

 “Medicina di Genere: l’attenzione alle differenze”, è il tema di una giornata organizzata dalla Asl Lecce nell’ambito della “Giornata Nazionale della Salute della Donna” che si è svolta ieri al Polo didattico.

 «La Medicina di Genere è un tema importante e poco conosciuto – ha detto il direttore sanitario Antonio Sanguedolce – ma che ha grande valore per le professioni mediche. La presa in carico della persona non è solo sanitaria, ma riguarda anche il sesso e le variabili socio-culturali che hanno un notevole impatto su diagnosi e terapie».

All’evento ha partecipato anche il  direttore del Dipartimento della Salute della Regione Puglia, Giancarlo Ruscitti (in foto) che ha illustrato la rete di coordinamento regionale e l’articolazione dei percorsi terapeutici differenti fra i sessi.

Una strada intrapresa dalla Asl Lecce già nel 2013, con i primi studi legati alle differenze di genere in cardiologia, e proseguita nel 2015 con l’istituzione del Tavolo “Medicina e Salute di Genere.

«E’stato ben definito – ha detto Ruscitti - che anche se siamo in teoria molto simili uomini e donne in realtà, nello sviluppo delle patologie e nella modalità di risposta delle cellule, durante alcuni stati patologici, siamo diversi».

Come verranno attivati i percorsi dedicati alla donna e all’uomo? «Innanzitutto  - anticipa Ruscitti - nel Polo “Vito Fazzi” che con il nuovo Dipartimento di emergenza (Dea), quando sarà inaugurato, avrà anche dei percorsi differenziati nel momento in cui si fa una diagnosi di patologia. Inoltre – aggiunge - c’è già un Polo oncologico che tratta il più possibile diversamente le donne e gli uomini a seconda della patologia. Ma poi c’è il territorio vasto che è il Salento, nel quale stiamo sviluppando una rete delle cronicità che interessa in maniera diversa uomini e donne. Pensiamo solo all’osteoporosi che è il caso più eclatante».

«Nella nostra Asl – ha ricordato il direttore generale Silvana Melli - abbiamo costruito, pezzo dopo pezzo, una cultura della medicina di genere, coinvolgendo strutture, reparti e operatori sanitari, uomini e donne sensibili alla tematica e capaci di affrontare e curare patologie con impatti diversi su soggetti differenti per fattori biologici, sociali, economici e culturali. La nostra Asl è ricca di percorsi di assistenza che non esistono altrove».

«La medicina di genere - ha aggiunto ancora Melli - è quindi un modo per dare più concretezza alla centralità del paziente. Tutelare la salute della donna, in particolare, significa tutelare la salute dell’intera comunità, giacchè contribuisce al miglioramento dello stato di salute di tutta la popolazione».