«Il malato va coccolato, incoraggiato e curato…., con tanta premura». Una testimonianza di umanità all’ospedale Panico di Tricase.

Salute Salento continuano a pervenire lettere di ringraziamento e di testimonianza per il calore umano e la professionalità delle cure prestate ai propri familiari in alcuni reparti delle nostre strutture sanitarie.

Questo ci fa riflettere su come noi meridionali non siamo abituati a ricevere questi “trattamenti” di grande umanità e civiltà. Trattamenti che nelle strutture del nord Italia sono, si può dire, la regola. Ci sorprendiamo della differenza che balza agli occhi, quando ci riservano queste manifestazioni di grande “apertura”, che qui da noi riguardano ancora pochi operatori e pochi reparti. Nei mesi scorsi abbiamo appreso di una donna che si è rivolta ai giornali per denunciare l’«incivile» (detto dalla signora) comportamento di un medico del “Vito Fazzi”. Non ci sembra di esagerare se constatiamo che nelle nostre strutture sanitarie pubbliche (ospedaliere o del territorio), manchi o sia carente quell’approccio fra personale e paziente-utente, che dovrebbe essere guidato dall’etica delle relazioni e improntato a sentimenti di sensibilità, solidarietà, disponibilità all’ascolto e umiltà. Alle nostre latitudini poco o niente di tutto questo.

Di seguito la lettera inviata a Salute Salento dalla signora Giovanna Bianco:

Testimonianza di grande umanità al servizio di chi soffre

«Siamo abituati purtroppo a parlare spesso di malasanità ma questa volta vorrei raccontare l’umanità e la professionalità che hanno accompagnato la mia mamma nel percorso del suo ricovero, seppur coi giorni contati verso la sua “fine”, dapprima all’ospedale “G.Panico” di Tricase e poi all’ hospice “Casa di Betania”.

All’arrivo al pronto soccorso alle ore 13.00, dopo svariati esami, già l’esito che non lasciava via di scampo. Nel pomeriggio subito il ricovero al terzo piano di Neurologia.

Durante i quattro giorni di degenza nel reparto, oltre alla somministrazione degli esami e delle terapie necessarie, mia madre è stata trattata con grande professionalità, senso di accoglienza, calore umano, amore ed efficienza. Ci hanno molto colpito la volontà e il modo di prendersi cura del malato in ogni suo bisogno, soprattutto nell’incoraggiamento e nel sostegno emotivo.

Da tutti i medici del reparto, dal neurologo Carbone al dirigente responsabile Ciardo, ai fisioterapisti, agli infermieri e agli ausiliari, tutti si sono rivelati molto attenti e disponibili per rispondere a ogni nostro dubbio, soprattutto nel soddisfare ogni esigenza di mamma, che si è sentita coccolata, incoraggiata e curata con tante premure.

Poi c’è stato il consiglio, da parte dei medici, data la situazione di mia madre, di trasferirla all’ hospice “Casa di Betania”, che fa parte della fondazione “Cardinale G.Panico”, sempre a Tricase.  Luogo molto curato anche nei dettagli architettonici, accogliente e confortevole, con personale altamente qualificato non solo dal punto di vista professionale, ma anche dal punto di vista umano ed empatico. Sono stati tutti pronti ad accogliere nel migliore dei modi sia mia madre, che noi famigliari: medici, infermieri, operatori socio-sanitari, fisioterapisti e volontari vari tra cui l’Avo (Associazione volontari ospedalieri), sono sempre stati molto disponibili e cordiali nell’assicurare a mamma la migliore e più dignitosa qualità di vita possibile con umanità, cortesia e professionalità. 

Mamma ha lasciato questo “cammino” nella stanza Narciso, che era diventata un po’ la nostra seconda casa, avvolta dal calore e dall’amore di noi familiari e con il sostegno e la costante presenza medica e spirituale.

Da parte mia, delle mie sorelle, di mio papà ma soprattutto da parte di mia mamma, che negli ultimi giorni ripeteva: «Porterò con me un bel ricordo di tutti voi», un sentito ringraziamento ai dottori Aldo Cafarelli, responsabile dell’unità di Cure palliative dell’hospice; Carlo Cazzato; Teresa Grassi; alla dottoressa Goffredo; alla psicologa Fabiana Merico; al caposala Antonio Negro; a suor Margherita Bramato; ai volontari Avo di Tricase, in particolare ad Anastasia; a tutto il personale di supporto e a chi solo per dimenticanza non ho nominato.

A tutti, ma proprio tutti, con affetto, GRAZIE di cuore per ciò che fate, ma anche e soprattutto per come lo fate!      Giovanna Bianco