Secondo la EEA, l’Agenzia europea dell’ambiente, in 5 anni Colacem avrebbe causato danni ambientali fra 37-67 milioni di euro.

La valutazione dell’agenzia EEA è contenuta in un durissimo documento inviato ai sindaci dei comuni vicini allo stabilimento, dalle associazioni dei medici salentini, con lo scopo di «sollecitare» i primi cittadini, che proprio ieri hanno parteciperanno alla Conferenza dei Servizi in occasione del rinnovo dell’AIA alla Colacem.

Destinatari i sindaci di Galatina – Soleto – Sogliano Cavour – Cutrofiano – Zollino – Corigliano d’Otranto.

I medici chiedono maggiori controlli e limiti più stringenti alle emissioni in atmosfera dello stabilimento che produce cemento.

L’Aia(autorizzazione integrata ambientale)è l'autorizzazione di cui necessitano alcune aziende per uniformarsi ai principi dettati dalla comunità europea volti a prevenire e ridurre l'inquinamento. Viene rinnovata ogni 5 anni e deve prevedere il rispetto della direttiva comunitaria 2008/1/CE.

Queste le organizzazioni sanitarie che hanno sottoscritto il documento:

Ordine dei medici della provincia di Lecce - Medici per l’ambiente – Sanità che cambia – Federazione italiana medici di famiglia  (Fimg) – Associazione italiana donne medico – Federazione italiana medici pediatri (Fimp) – Società italiana di medicina generale (Simg) – Centro ricerca europeo per l’innovazione sostenibile (Creis).

 Nel documento i camici bianchi hanno rilevato che:

Il cementificio Colacem, avendo  un deposito scoperto di carbon coke di ben 14.000 metri quadri ubicato in prossimità dei centri urbani di Galatina e dell’Unione dei Comuni della Grecìa Salentina,è classificato come industria insalubre (Testo Unico delle Leggi Sanitarie).

Secondo l’Agenzia Ambientale dell’Unione Europea (European Environmental Agency, EEA), tra il 2008 e il 2012 la Colacem avrebbe causato un inquinamento tale da generare costi per danni ambientali e sanitari compresi fra 37 e 67 milioni di euro (http://www.eea.europa.eu/publications/cost-of-air-pollution).  

La valutazione dell’EEA, non comprende un’analisi economica degli impatti sull’ecosistema e sulla biodiversità e non tiene conto di numerose condizioni morbose della gravidanza e del periodo perinatale e di patologie croniche non-trasmissibili metaboliche, endocrine e neuro-degenerative.

L’impianto Colacem (all’ottavo posto tra i cementifici italiani per emissioni di ossidi di azoto) produce oltre 600.000 ton/anno di CO2 causando importanti conseguenze di alterazione del clima, in un contesto nazionale che vede la Puglia al primo posto tra le regioni italiane per emissioni di gas serra.

A livello locale – rilevano i medici - l’impianto Colacem è situato ai margini di un’area urbana (Galatina), già caratterizzata, secondo rilevazioni ARPA, da livelli di particolato fine (PM2.5) nei limiti di legge ma costantemente superiori a 10μg/m3, soglia raccomandata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Le concentrazioni di questo inquinante risultano spesso più alte rispetto alle medie provinciali e regionali. Nel raggio di 1 km dalla Colacem vi sono attività produttive, case civili, scuole, impianti sportivi, zone agricole.

In questo contesto – sostengono i medici - il solo rispetto dei limiti normativi non può lasciare tranquillo chi è responsabile della tutela della salute di una popolazione, vale a dire i sindaci destinatari dell’appello in quanto:

la maggior parte degli inquinanti emessi dalla Colacem – a detta dei medici -  NON sono innocui sotto l’aspetto sanitario.

 E aggiungono che «particolare timore è generato soprattutto per la fascia pediatrica, dalle emissioni di metalli pesanti che potrebbero persino essere incrementate in seguito a sostituzione dei combustibili fossili con eventuali combustibili derivati da rifiuti».

Infine -  insistono le organizzazioni dei medici - vi è la necessità di ridurre la pressione ambientale per diminuire il rischio sanitario nell’area in cui il cementificio Colacem è localizzato, area già gravata da un’elevata incidenza di patologie.

Va tenuto infatti presente che il Distretto di Galatina (comprendente anche i Comuni limitrofi) è l’area con la più alta incidenza complessiva di neoplasie e di malattie polmonari croniche nella Provincia di Lecceoltre ad essere identificato dall’Istituto Superiore di Sanità come “area cluster per tumori polmonari”.

Un’attenzione particolare – rilevano i medici – merita la salute pediatrica dal momento che nell’area di Galatina e Comuni limitrofi sono state riscontrate alterazioni reversibili di indicatori generali di esposizione ad inquinanti ambientali nei bambini in valore doppio rispetto a quello osservato per la Città di Lecce (Studio Europeo MAPEC LIFE Plus).

Pertanto, in maniera compatta le organizzazioni dei MEDICI della Provincia di Lecce col supporto del Forum Terzo Settore, ritengono che il rinnovo AIA di Colacem rappresenti un’occasione ineludibile per ridurre il livello di pressione ambientale e rischio sanitario nell’area di Galatina e Comuni limitrofi.

Nel documento i medici, elencano una serie di provvedimenti urgenti da inserire nel rinnovo AIA di Colacem, a maggior tutela della salute pubblica.

I MEDICI chiedono ai Sindaci dei Comuni interessati, in quanto autorità sanitarie,  di adoperarsiaffinché, oltre all’adozione dei  migliori accorgimenti tecnici utili al contenimento degli inquinanti:

1)      Si provveda in tempi brevi e certi alla copertura dei 14mila metri quadri,  del carbonile depositato all’aperto nell’attesa dell’abbandono definitivo dei combustibili fossili;

2)      Venga definitivamente inibita la combustione di qualunque combustibile derivato da rifiuti;

3)      Per ridurre le emissioni inquinanti si richieda l’abolizione dell’utilizzo di pet-coke e l’utilizzo di metano ai fini dell’alimentazione dell’impianto;

4)      La Regione e Arpa provvedano al potenziamento dei sistemi di monitoraggio ambientale oggi basato su una sola centralina da traffico “sub-urbano” e mediante controlli periodici su altre matrici ambientali (suolo, falde acquifere) e sulla catena alimentare, oltre alla pianificazione di periodiche attività di biomonitoraggio insieme all’ASL.                        

5)      Peraltro risulta che la stessa Colacem, in sede di rinnovo AIA per il cementificio di Gubbio, già nel 2008 ha provveduto ad acquistare e affidare in gestione ad ARPA due centraline mobili per campionamenti vento selettivi nelle aree di ricaduta delle emissioni del cementificio

6)      Si richieda un periodico intervento di ARPA Puglia per verificare la taratura dei sistemi di autocontrollo dei monitoraggi di suolo e acque reflue, nonché dei rifiuti prodotti dal cementifico e della composizione del cemento stesso.

7)      Venga inibito l’utilizzo di ceneri industriali di qualunque provenienza nel ciclo di produzione del cemento e venga quindi rispettata la direttiva europea REACH.

8)      L’AIA Colacem venga subordinata a una Valutazione di Impatto Sanitario (VIS), da effettuarsi secondo linee guida ministeriali, ad opera di tecnici esperti di tali metodiche.