La carenza di personale costringe gli infermieri a svolgere compiti che non competono. A rischio la qualità e la sicurezza delle cure ai pazienti?

Di questo hanno discusso sabato scorso gli infermieri del Collegio Ipasvi di Lecce che hanno affrontato il delicato tema :

«La responsabilità sanitaria e la sicurezza delle cure: nuove prospettive».

Hanno partecipato al corso anche la presidente nazionale del Collegio Ipasvi, Barbara Mangiacavalli e il coordinatore nazionale di “Cittadinanza Attiva – Il Tribunale dei Malati” , Tonino Aceti.

A coordinare i lavori il presidente di Ipasvi – Lecce, Marcello Antonazzo  (in foto).

«Il corso si propone di fare chiarezza sulla nuova legge, Gelli-Bianco, n.24 dell’8 marzo 2017,  in vigore da aprile scorso – spiega Antonazzo –  Un focus sulla responsabilità professionale e sulla sicurezza del cittadino. Un tema che agli infermieri sta molto a cuore. Ma abbiamo affrontato anche altri temi, come l’azione di rivalsa e il diritto del cittadino a ricevere le cure sanitarie quando si rivolge alle strutture sanitarie».

Di fronte a una platea molto partecipata, il dibattito, ha riguardato soprattutto il problematico aspetto del «demansionamento», vale a dire l’affidamento all’infermiere, da parte dei dirigenti medici, di compiti che dovrebbero essere svolti dagli operatori socio-sanitari (Oss) dei quali c’è una grande carenza in tutta la Asl di Lecce. Compiti come rifare i letti o dare da mangiare al paziente.

Secondo il dr. Antonazzo, stando a quanto prevede la legge, «l’infermiere deve svolgere la sua attività secondo evidenze scientifiche e buone pratiche cliniche. Questo – sostiene - per prevenire l’errore e dare sicurezza alle cure».

Più possibilista invece la presidente Mangiacavalli, la quale ha sostenuto che «il tema del demansionamento meriterebbe una riflessione più approfondita. Perchè  - ha detto -  quando c’è di mezzo l’assistito è difficile dire questa cosa non mi compete, spetta a qualcun altro. Non dimentichiamo che all’infermiere spetta la responsabilità primaria di valutare le condizioni dell’assistito , la sua stabilità, la sua complessità assistenziale e valutare se fare lui o farla fare a qualcun altro . Quindi è una condizione che va  valutata di volta in volta».