In inverno aumentano le polveri sottili nell’aria di Lecce. Uno studio del Cnr punta il dito contro la combustione delle biomasse e del traffico.

Nel periodo freddo i valori di PM 10 e PM 2,5 nell’atmosfera nei pressi di Lecce si impennano.

 «L'incremento delle concentrazioni del particolato- sostiene Daniele Contini (in foto) -  è dovuto in larga misura a maggiori emissioni antropiche da traffico veicolare e combustione di biomasse».

Daniele Contini è il responsabile del gruppo di ricerca dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr), che ha sede presso Ecotekne e che ha coordinato uno studio insieme all’università del Salento.

Lo studio ha riguardato la quantificazione, nelle varie stagioni, dei contributi delle sorgenti inquinanti (traffico, combustione di biomasse, solfati, carbonati, industriale, aerosol marino, polveri in terra, nitrati ecc..). In particolare sono state studiate le particelle PM10, di diametro inferiore a 10 micron e quelle fini, di diametro inferiore a 2,5 micron.

«Questo ha permesso di evidenziare – spiega Contini - il peso delle diverse sorgenti sia sul particolato fine (PM2.5), potenzialmente dannoso per la salute per la sua capacità di penetrazione nell’apparato respiratorio, sia sulla frazione di polveri con diametro maggiore di 2.5 micron».

La stazione di misura dell’ Osservatorio climatico ambientale (in foto) è posizionata da luglio 2013 sul tetto della sede di Isac-Cnr nell’area di Ecotekne e fa parte di una rete planetaria (GAW).

Torniamo al più preoccupante contributo di polveri sottili «regalato» ai leccesi dalle biomasse.

«La combustione di biomasse comprende diverse tipologie di emissione – spiega il ricercatore del Cnr - tra cui il riscaldamento domestico, le pratiche agricole e gli incendi. E’ una sorgente caratterizzata da un profilo chimico molto eterogeneo – aggiunge - che comprende composti organici del carbonio (tra cui gli idrocarburi policiclici aromatici, considerati cancerogeni– IPA), il carbonio elementare che è assimilabile al black carbon che ha anche rilevanti effetti potenzialmente dannosi per la salute, potassio e metalli in tracce. L’impatto delle biomasse è più ridotto nel periodo estivo ma non trascurabile ed è quindi una delle sorgenti più rilevanti nel sito di misura».

L’aumento del particolato da biomasse chiama in causa la combustione di legna, pellet e quant’altro nei caminetti e nelle stufe (per contenere l’importo della bolletta Enel-gas), ma soprattutto gli incendi “pilotati” dagli agricoltori nelle campagne (che non sono sempre pulite), dove si bruciano senza alcun criterio, stoppie, rifiuti e residui di pratiche agricole intrisi di fitofarmaci e materiale vario.

«L’impatto della combustione di biomasse è rilevante anche in altre aree del Salento - spiega Daniele Contini -  come dimostrano recenti studi nell’area di Brindisi (Torchiarolo – ndr.) ed in altre Regioni del Sud-Est del Mediterraneo – In Grecia, ad esempio, è stato mostrato che l’impatto delle biomasse è aumentato a seguito della crisi economica in molte aree».

E proprio perché le biomasse sono una risorsa che va utilizzata in maniera sostenibile, Isac-Cnr ha presentato di recente, al programma comunitario Interreg Italia-Grecia, un progetto che, se sarà finanziato, metterà a disposizione delle amministrazioni e delle autorità ambientali le linee guida per pianificare una gestione sostenibile della combustione.

Un progetto che dovrebbe ridurre le criticità di questi giorni, dovute ai cattivi odori nelle campagne della Grecìa salentina attorno a Martano-Calimera, che hanno costretto i sindaci a rivolgersi alla Procura.

Ci risulta che diversi sindaci hanno già deciso di supportare il progetto e pare che altri siano orientati a fare altrettanto.

Inaugurato al “Fazzi” il nuovo angiografo. Un gioiello «atteso» da troppi anni che salverà molte vite.

Una cerimonia festosa e per molti aspetti «liberatoria». L’inaugurazione di questa mattina nel reparto di Cardiologia Interventistica ed Emodinamica del “Vito Fazzi”, alla presenza anche dell’assessore regionale alla Formazione, Sebastiano Leo, ha fatto tirare un respiro di sollievo ai vertici della sanità leccese.

Si è festeggiato l’arrivo del 2° Angiografo, di cui si sentiva un disperato bisogno. Sì perché, come ha sottolineato lo stesso direttore generale Silvana Melli, per 19 anni, da quando il compianto Antonio Montinaro ha avviato l’Emodinamica al “Fazzi”, si è andati avanti con un solo, vecchio e oramai inaffidabile Angiografo.

«Abbiamo trascorso notti insonni e di angoscia – ha detto la manager Asl con riferimento, evidentemente, ai rischi che potevano correre i pazienti nel caso di avaria dell’unico angiografo in servizio - Volevamo a tutti i costi colmare un ritardo di molti anni».

E il miracolo è stato reso possibile dall’impegno dell’ingegnere Carmelo Negro, della sua collaboratrice,  Laura Casto e dell’ingegnere clinico Massimo Marra.

«In tre mesi – ha riferito Melli – abbiamo recuperato 18 mesi. Io sono una decisionista – ha aggiunto – Così ho dato l’ok ad anticipare la fornitura dell’angiografo Philips Allura Xper FD 20 destinato al nuovo dipartimento di emergenza (Dea) in costruzione, che entrerà in esercizio tra non meno di 7-8 mesi. E siccome vale molto di più la sicurezza dei pazienti – ha spiegato – ho deciso di trasferire il nuovo angiografo all’Emodinamica interventistica. Se mi verrà contestato che sono previsti 100mila euro per le operazioni di trasferimento, saprò come rispondere».

Delle caratteristiche tecniche e operative del nuovo macchinario ha parlato il primario del reparto, Giuseppe Colonna.

«Quando abbiamo inaugurato il reparto 2 anni fa – ha ricordato Colonna – mi sono reso conto che avevamo una bella carrozzeria, come la Ferrari, ma il motore di una 500. Non disponevamo di un secondo angiografo. Ma siamo siamo andati avanti, con spirito di sacrificio e con un angiografo che, nonostante i tanti problemi che presenta, ci ha consentito nel 2016 di effettuare 1732 procedure totali, di cui 635 angiografie, 76 con infarto in corso e 10 interventi di impianto percutaneo di protesi aortica. Solo nel 2016. Con il nuovo Angiografo contiamo su un incremento quantitativo e qualitativo.

Tra le funzioni di ultima generazione il nuovo Angiografo consente una riduzione della dose di radiazione dal 50 all'85% e una grande flessibilità di movimento e posizionamento per tutte le applicazioni cliniche.

Il piano di supporto per il paziente, per esempio, consente un carico massimo di 250 Kg, per includere anche i pazienti obesi